宪法学:身披法袍的祖国者 – 关于宫政民主中无约束权力的象征性反思 – Murillo Gutier

身披法袍的祖国者

关于宪政民主中无约束权力的象征性反思

Prof. Murillo Gutier
E-mail: murillo@gutier.adv.br


摘要

祖国者——英文原作中称为 Homelander——是亚马逊 Prime Video 出品、改编自加思·恩尼斯(Garth Ennis)与达里克·罗伯逊(Darick Robertson)同名漫画的电视剧《黑袍纠察队》(The Boys)中的核心反派。该角色由新西兰演员安东尼·斯塔尔(Antony Starr)饰演,在剧中是由沃特国际公司(Vought International)管理的超级英雄团队“七人组”的领袖。他的叙事意义远超一般反派角色:他作为一种批判性装置而存在,是一面变形的镜子,将当代社会自身那令人不安的、对权力顶礼膜拜的机制,反射回社会本身。

祖国者这一形象并非源自自然生育过程,也并非凭功绩赢得的英雄主义;他是在实验室中通过注射“V化合物”被人工制造出来的。他被塑造为经典英雄原型——尤其是超人——的阴暗扭曲版本,拥有超凡力量、飞行能力、可焚毁物质的热视线以及极其敏锐的听力。外在表象与内在本质之间的反差,构成了该角色的戏剧主轴:公共人格面具persona)与深度自恋、情绪极不稳定、倾向于极端暴力的内在心理结构之间的分裂。

这一文学形象的运作方式,乃是当代制度图景中某些可观察姿态的一种令人不适的隐喻。在任何真正意义上的民主架构中,没有任何公职人员被授权将其职务象征转化为对公共事务进行个人化保护的工具。当本应居于审判席的人同时开始展开调查、提出指控、主持程序、作出裁决、审查言论、施加制裁时,司法权之行使与个人权力之行使之间的界限便开始危险地模糊化。

宪政民主无法承受以损毁其本质的工具来加以维护。法治国家不向“天命救世主”颁发许可证,也不承认“制度救赎者”这一角色。当某位法官表现得仿佛自己是文明对抗其他既定权力机关、对抗自由媒体、对抗合法选举产生的议会的最后堡垒时,他就放弃了宪法法官的角色,而在象征意义上占据了祖国者的位置。

这一隐喻的揭示性力量,在于它揭穿了那种缺乏制度性约束的权力所蕴含的根本悖论:某人越是慰慨激昂地宣称自己是以民主之名行事,他在抛弃程序仪式、实体限制、控制机制以及非人格化原则时就越显得危险。身披法袍的祖国者无需自我宣告为专制者;他只需这样一种方式行动——仿佛他个人作出的每一项决定,便自动等同于宪法本身的具体化身。

在成熟的民主国家中,稳固的制度从不依赖于被视为天命所归之人的肩膀承托。它们依靠的是:界定明确的职权、正当法律程序合议性裁决、可控的理性论证、权力分立以及作为持续戒律的司法自我克制。这一格局所蕴含的最隐微风险,并不存在于戏剧性的断裂之中,而存在于对赋予宪法司法以正当性之前提条件的渐进式腐蚀:一种对民主契约的无声侵蚀

在法律层面的自我克制之前,还存在一个更为根本的心理前提:自我节制(autocontenção egoica)。它指的是主体的一种内在能力——一种先于规范的能力——即认识到自己并非为正义之尺度、自己的个人感受并不构成规范性参数、自己的道德直觉并不能取代现行宪法。当这道内在制动断裂,便会出现道德唯我论:裁判者开始如此行事,仿佛自己的良知是法律性的唯一合法来源。由此衍生出选择性后果主义宪政hybris以及伴随制度救世主主义的修辞犬儒主义

真正民主的宫法法官,是那种宁愿被历史遗忘也不愿因自身自我膨胀而被人记住的法官。宫政的解药不在于以另一位英雄替换身披法袍的祖国者,而在于恢复非人格化原则、合议性、制度性约束,尤其是恢复那种能使任何救世主都变得多余、使任何自我最终归于克制的认识论谦逊

关键词:身披法袍的祖国者;Homelander;The Boys;自我节制;道德唯我论;宫政hybris;选择性后果主义;制度救世主主义;合议性裁决;非人格化原则;宫政民主;无声侵蚀;修辞犬儒主义;认识论谦逊。

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Diritto Costituzionale: Il Protettore in Toga – Una riflessione simbolica sul potere senza freni – Murillo Gutier

IL PROTETTORE IN TOGA

Una riflessione simbolica sul potere senza freni nella democrazia costituzionale

Prof. Murillo Gutier
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Riassunto

Il ProtettoreHomelander, nell’originale inglese — è l’antagonista centrale della serie The Boys, prodotta da Amazon Prime Video. Interpretato dall’attore neozelandese Antony Starr, occupa la posizione di leader dei «Sette», la squadra principale di supereroi gestita dalla corporation Vought International. La sua rilevanza narrativa trascende la funzione di semplice antagonista: egli opera come dispositivo critico, specchio deformante che restituisce alla società contemporanea un’immagine scomoda dei suoi propri meccanismi di adorazione del potere.

La figura dell’Homelander non è nata da processi naturali né da un eroismo conquistato per merito; è stata fabbricata in laboratorio mediante il «Composto V». Si presenta come versione oscura e pervertita degli archetipi eroici classici — in particolare di Superman —, dotato di superforza smisurata, capacità di volo, visione termica e udito straordinariamente affinato. Il contrasto tra la facciata pubblica di eroe carismatico e la struttura psichica profondamente narcisista, emotivamente instabile e incline alla violenza estrema costituisce l’asse drammatico del personaggio.

Questa figura letteraria funziona come metafora scomoda di certe posture osservabili nello scenario istituzionale contemporaneo. In qualsiasi assetto democratico autentico, nessun pubblico funzionario è autorizzato a convertire l’emblema della propria carica in strumento di protezione personale. Quando colui che dovrebbe giudicare comincia simultaneamente a indagare, formulare accuse, condurre i procedimenti, deliberare, censurare manifestazioni di pensiero e applicare sanzioni, la linea che separa l’esercizio giurisdizionale dall’esercizio del potere personale comincia pericolosamente a sfumare.

La democrazia costituzionale non tollera di essere preservata mediante strumenti che la sfigurano nella sua essenza. Lo Stato di diritto non concede licenza a «salvatori provvidenziali», né riconosce la figura del «redentore istituzionale». Quando un magistrato si comporta come se fosse l’ultimo baluardo della civiltà contro gli altri Poteri costituiti, contro la stampa libera, contro il Parlamento legittimamente eletto, egli abbandona il ruolo di giudice costituzionale e occupa simbolicamente il posto del Protettore.

La forza rivelatrice della metafora risiede nel denudare il paradosso fondamentale del potere privo di freni istituzionali: quanto più veementemente qualcuno sostiene di agire in nome della democrazia, tanto più minaccioso diventa nel dispensarsi dai riti procedurali, dai limiti sostanziali, dai meccanismi di controllo e dall’impersonalità che costituiscono le condizioni stesse di possibilità del regime democratico. Il Protettore in toga non ha bisogno di proclamarsi autoritario; gli basta agire come se le sue decisioni individuali fossero la Costituzione stessa tradotta in atto.

Nelle democrazie giunte a maturità, le istituzioni solide non poggiano sulle spalle di uomini ritenuti provvidenziali. Si appoggiano su competenze delimitate, sul giusto processo, sulla collegialità decisionale, sulla motivazione razionale e controllabile, sulla separazione dei Poteri e sulla disciplina permanente dell’autocontenimento giudiziario. Il rischio più sottile di questa configurazione non risiede in rotture spettacolari, ma nella corrosione progressiva dei presupposti che rendono legittima la giurisdizione costituzionale: un’erosione silenziosa del patto democratico.

Prima dell’autocontenimento giuridico esiste un presupposto psichico ancora più fondamentale: l’autocontenimento egoico. Si tratta della capacità interiore, anteriore alla norma, del soggetto di riconoscere che egli non è la misura del giusto, che la sua percezione personale non costituisce parametro normativo. Quando questo freno interiore si spezza, si instaura il solipsismo morale: il giudicante opera come se la propria coscienza fosse l’unica fonte legittima di giuridicità. Da qui deriva il conseguenzialismo selettivo, la hybris costituzionale e il cinismo retorico che accompagna il salvazionismo istituzionale.

Il giudice costituzionale veramente democratico è colui che preferisce essere dimenticato dalla storia piuttosto che ricordato per l’ipertrofia del proprio ego. Il rimedio costituzionale non consiste nel sostituire il Protettore in toga con un altro eroe, bensì nel restaurare l’impersonalità, la collegialità, i freni istituzionali e, soprattutto, l’umiltà epistemica che rendono superfluo qualsiasi salvatore e, finalmente, contenuto qualsiasi ego.

Parole chiave: Protettore in toga; Homelander; The Boys; autocontenimento egoico; solipsismo morale; hybris costituzionale; conseguenzialismo selettivo; salvazionismo istituzionale; collegialità decisionale; impersonalità; democrazia costituzionale; erosione silenziosa; cinismo retorico; umiltà epistemica.

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Droit Constitutionnel : Le Protecteur en Robe – Une réflexion symbolique sur le pouvoir sans frein – Murillo Gutier

Le Protecteur en Robe

Une réflexion symbolique sur le pouvoir sans frein dans la Démocratie Constitutionnelle

Prof. Murillo Gutier
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Résumé

Cet article propose une réflexion constitutionnelle à partir de la figure du Homelander (le Protecteur), antagoniste central de la série The Boys. Le personnage fonctionne comme une métaphore littéraire de l’agent public qui confond la fonction institutionnelle avec une mission personnelle rédemptrice, transformant la robe judiciaire – symbole de soumission à la norme – en emblème d’autorité subjective. L’analyse examine le paradoxe fondamental du pouvoir sans limites : plus un agent allègue agir au nom de la démocratie en se dispensant des rites procéduraux et des mécanismes de contrôle, plus il devient menaçant pour le régime qu’il prétend défendre.

L’étude développe le concept d’autolimitation égoïque – la capacité psychique du sujet à reconnaître qu’il n’est pas la mesure du juste – comme présupposé structurel du constitutionnalisme. Lorsque ce frein intérieur se rompt, s’installe le solipsisme moral, dont découle le conséquentialisme sélectif et l’hybris constitutionnelle. L’article conclut que le juge constitutionnel véritablement démocratique est celui qui préfère être oublié par l’Histoire plutôt que d’être rappelé pour l’hypertrophie de son propre ego.

Mots-clés : Protecteur en robe – Homelander – autolimitation égoïque – solipsisme moral – hybris constitutionnelle – conséquentialisme sélectif – salvationnisme institutionnel – collégialité décisionnelle – impersonnalité – pouvoir sans limites

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Constitutional Law: Constitutional Structure of the Brazilian State – Murillo Gutier

Constitutional Structure of the Brazilian State

Structural Analysis of the Organization of the State under the 1988 Constitution

Prof. Murillo Gutier
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Abstract

This study examines the constitutional structure of the Brazilian State through a systematic analysis of the fundamental categories of state organization. The work distinguishes four essential dimensions: the form of State (territorial distribution of power), the form of government (relationship between rulers and the ruled), the system of government (relationship among constituted Powers), and the political regime (bond between the people and decision-making processes). Brazil is simultaneously characterized as a federated State, a Republic, a presidential system, and a democracy.

The article provides a comprehensive analysis of Brazilian federalism, tracing its historical development from the Proclamation of the Republic in 1889 through the 1988 Constitution. It examines the features of the federation, including the distribution of competences among the Union, States, Federal District, and Municipalities, as well as the constitutional provisions governing the organization of each federative entity. The study systematizes the constitutional articles on state organization (Articles 18 to 36), covering political-administrative organization, common prohibitions, assets and powers, and mechanisms of federal and state intervention.

Keywords: form of State – form of government – system of government – political regime – federalism – Brazilian federalism – federation – confederation – distribution of competences – constitutional organization – separation of powers

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Direito Constitucional: Organização do Estado Brasileiro – Análise Estrutural – Murillo Gutier

Direito Constitucional – Organização do Estado Brasileiro

Análise Estrutural

Prof. Murillo Gutier
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Resumo

O presente artigo examina a organização do Estado brasileiro a partir de uma análise estrutural das quatro categorias fundamentais que definem a arquitetura constitucional de qualquer nação: forma de Estado (centralizada ou descentralizada), forma de governo (República ou Monarquia), sistema de governo (presidencialismo ou parlamentarismo) e regime político (democracia ou autocracia). Aplicado o método ao caso brasileiro, o Brasil se configura simultaneamente como Estado Federado, República, presidencialista e democrático. O estudo abrange, ainda, o panorama geral das formas de Estado – incluindo o Estado Unitário, a Confederação e o Estado Regional –, a República como cláusula pétrea implícita, o presidencialismo de coalizão e os três modelos de democracia em Habermas (liberal, republicano e procedimentalista). Na segunda parte, aprofunda-se a análise da República Federativa do Brasil, examinando o conceito e os fundamentos do Estado Federal, as características e classificações do federalismo, a evolução histórica do federalismo brasileiro, a autonomia dos entes federativos (auto-organização, autogoverno e autoadministração), a intervenção federal e estadual, o papel do Município e as técnicas de repartição de competências (horizontal e vertical, administrativas e legislativas). O trabalho inclui quadros sinóticos e tabelas de precedentes do STF e do STJ sobre o tema.

Palavras-chave: Direito Constitucional; Organização do Estado; Forma de Estado; Forma de Governo; Sistema de Governo; Regime Político; Federalismo Brasileiro; Repartição de Competências; Estado Federal; República; Presidencialismo; Democracia.


Sumário

1. Categorias Fundamentais da Organização Estatal. 1.1. Forma de Estado: a distribuição territorial do poder. 1.1.1. Panorama geral das formas de Estado. 1.1.2. Estado Federado. 1.1.3. Confederação. 1.1.4. Estado Unitário (Simples, Desconcentrado e Descentralizado). 1.1.5. Estado Regional. 1.2. Formas de Governo. 1.2.1. República. 1.2.1.1. A República como cláusula pétrea implícita. 1.2.2. Monarquia. 1.3. Sistemas de Governo. 1.3.1. Presidencialismo. 1.3.1.1. O presidencialismo de coalizão: a peculiaridade brasileira. 1.3.2. Parlamentarismo. 1.4. Regime Político. 1.4.1. Aprofundamento: os três modelos de democracia em Habermas (Liberal, Republicano, Procedimentalista e o caso brasileiro). 2. A República Federativa do Brasil. 2.1. O Estado Federal: conceito e fundamentos. 2.1.1. Federalismo e Confederação: distinções essenciais. 2.2. Características do Federalismo. 2.3. Classificações do Federalismo. 2.4. O Federalismo Brasileiro. 2.4.1. Evolução histórica. 2.4.2. O federalismo na Constituição de 1988. 2.4.3. Autonomia dos entes federativos: tríplice capacidade. 2.4.4. Intervenção federal e estadual. 2.4.5. O Município no federalismo brasileiro. 2.4.6. Centralização versus autonomia. 2.5. Técnicas de Repartição de Competências. Quadros Sinóticos. Tabelas de Precedentes do STF e STJ. Referências.


Fonte

GUTIER, Murillo Sapia. Instituições de Direito Constitucional. Volume III, Tomo I: Organização do Estado. Uberaba: Müller & Wolff Verlag, 2026.


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The Homelander in Judicial Robes: a symbolic reflection on unrestrained power in constitutional democracy – Murillo Gutier

The Homelander in Judicial Robes

A symbolic reflection on unrestrained power in constitutional democracy

Prof. Murillo Gutier
E-mail: murillo@gutier.adv.br


Abstract

This article examines the figure of Homelander from the series The Boys as a critical metaphor for the dynamics of unrestrained institutional power in constitutional democracy. The central thesis holds that the fictional character – a tyrant disguised as a hero who claims to defend democracy while undermining its foundations – serves as an illuminating mirror for certain attitudes observed in the contemporary Supremo Tribunal Federal (STF). The analysis draws upon the concepts of institutional salvationism, constitutional hybris, and moral solipsism to shed light on the dangers of a judiciary without effective checks.

The study introduces the concept of egoic self-restraint – a psychic precondition that precedes juridical self-restraint (judicial self-restraint), designating the adjudicator’s capacity to recognize that he is not the measure of the just. When this inner brake fails, moral solipsism ensues, in which the adjudicator treats his own conscience as the exclusive source of juridicity and the Law degenerates into a monologue disguised as jurisdiction. The essay further analyzes selective consequentialism and rhetorical cynicism as instruments for legitimizing arbitrary decisions.

In conclusion, it is argued that the “Homelander in judicial robes” is not an individual figure but a structural position that may be occupied by any actor who succumbs to the temptation of believing himself indispensable. The work advocates for the restoration of epistemic humility as a constitutional virtue, and emphasizes that mature democracies rest upon structures, not upon personalities deemed providential. Judicial self-restraint and collegiality are reaffirmed as indispensable preconditions of the democratic rule of law.

Keywords: Homelander; The Boys; STF; Juristocracy; Ministrocracy; Egoic Self-Restraint; Moral Solipsism; Constitutional Hybris; Institutional Salvationism; Judicial Self-Restraint; Epistemic Humility; Rhetorical Cynicism; Silent Erosion.


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Der Homelander in der Robe: eine symbolische Reflexion über ungezügelte Macht in der konstitutionellen Demokratie – Murillo Gutier

Der Homelander in der Robe

Eine symbolische Reflexion über ungezügelte Macht in der konstitutionellen Demokratie

Prof. Murillo Gutier
E-mail: murillo@gutier.adv.br


Zusammenfassung

Der vorliegende Aufsatz untersucht die Figur des Homelander aus der Serie The Boys als kritische Metapher für die Dynamik ungezügelter institutioneller Macht in der konstitutionellen Demokratie. Im Mittelpunkt steht die These, dass der fiktionale Charakter – ein als Held getarnter Tyrann, der Demokratie zu verteidigen vorgibt, während er ihre Grundlagen untergräbt – als erhellender Spiegel für bestimmte Haltungen im zeitgenössischen Supremo Tribunal Federal (STF) dient. Die Analyse stützt sich auf die Begriffe des institutionellen Salvationismus, der konstitutionellen Hybris und des moralischen Solipsismus, um die Gefahren einer Justiz ohne wirksame Kontrollmechanismen zu beleuchten.

Die Studie führt den Begriff der egoischen Selbstbeschränkung ein – eine der juristischen Selbstbeschränkung (judicial self-restraint) vorgelagerte psychische Voraussetzung, die die Fähigkeit des Richters bezeichnet, anzuerkennen, dass er nicht das Maß des Gerechten ist. Wenn diese innere Bremse versagt, entsteht ein moralischer Solipsismus, in dem der Richter sein eigenes Gewissen als ausschließliche Quelle der Rechtlichkeit behandelt und das Recht zu einem als Rechtsprechung getarnten Monolog degeneriert. Der Aufsatz analysiert ferner den selektiven Konsequentialismus und den rhetorischen Zynismus als Instrumente der Legitimierung willkürlicher Entscheidungen.

Abschließend wird argumentiert, dass der „Homelander in der Robe” keine Einzelfigur, sondern eine strukturelle Position darstellt, die von jedem Akteur besetzt werden kann, der der Verführung erliegt, sich für unentbehrlich zu halten. Die Arbeit plädiert für die Wiederherstellung der epistemischen Demut als konstitutionelle Tugend und betont, dass gereifte Demokratien sich auf Strukturen stützen, nicht auf als providenziell geltende Persönlichkeiten. Die richterliche Selbstbeschränkung und die Kollegialität werden als unverzichtbare Voraussetzungen des demokratischen Rechtsstaats bekräftigt.

Schlüsselwörter: Homelander; The Boys; STF; Juristocracia; Ministrocracia; Egoische Selbstbeschränkung; Moralischer Solipsismus; Konstitutionelle Hybris; Institutioneller Salvationismus; Judicial Self-Restraint; Richterliche Selbstbeschränkung; Epistemische Demut; Rhetorischer Zynismus.


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Le Supremo Tribunal Federal à la lumière de la théorie agambenienne : une relecture critique de la Cour suprême fédérale du Brésil comme souverain en toge – Murillo Gutier

Le Supremo Tribunal Federal à la lumière de la théorie agambenienne

Une relecture critique de la Cour suprême fédérale du Brésil comme souverain en toge

Prof. Murillo Gutier
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Résumé

Le présent article examine l’activité du Supremo Tribunal Federal (STF) sous l’angle de la philosophie politique de Giorgio Agamben. La thèse centrale est que la cour constitutionnelle brésilienne s’est transformée en un souverain agambenien, capable de décider de l’état d’exception et de fixer les frontières de l’ordre constitutionnel selon sa propre appréciation. L’analyse s’appuie sur les concepts d’Homo Sacer, de ban et de vie nue pour examiner la dynamique de l’exercice du pouvoir par le tribunal.

L’étude démontre que le STF exerce une souveraineté décentralisée, dans laquelle des ministres individuels agissent comme des décideurs autonomes, outrepassant les limites de leur compétence constitutionnelle. Ce phénomène, désigné sous le nom de ministrocratie, est étroitement lié à la logique de la souveraineté décrite par Agamben, selon laquelle le souverain se situe simultanément à l’intérieur et à l’extérieur de l’ordre juridique. Le travail examine également le concept de constitutionnalisation symbolique et sa signification pour la compréhension de la réalité constitutionnelle brésilienne.

En conclusion, il est soutenu que la juristocratie du STF constitue une forme d’état d’exception institutionnel, dans lequel le tribunal sape la séparation démocratique des pouvoirs et s’établit comme instance politique suprême. L’étude conclut que la théorie agambenienne offre un instrument analytique précieux pour éclairer de manière critique la crise constitutionnelle actuelle du Brésil et le rôle du STF, ainsi que pour mettre en lumière les dangers d’une souveraineté judiciaire incontrôlée.

Mots-clés : État d’exception ; Souveraineté ; Vie nue ; Giorgio Agamben ; Homo Sacer ; Ban ; STF ; Juristocratie ; Ministrocratie ; Souveraineté décentralisée ; Constitutionnalisation symbolique ; Souverain agambenien ; Souverain en toge ; Antirépublicanisme suprême.


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Der STF im Lichte der agambenschen Theorie: eine kritische Neulektüre des brasilianischen talartragenden Souveräns – Murillo Gutier

Der STF im Lichte der agambenschen Theorie

Eine kritische Neulektüre des brasilianischen talartragenden Souveräns

Prof. Murillo Gutier
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Zusammenfassung

Der vorliegende Aufsatz untersucht die Tätigkeit des Supremo Tribunal Federal (STF) unter dem Blickwinkel der politischen Philosophie Giorgio Agambens. Im Mittelpunkt steht die These, dass sich das brasilianische Verfassungsgericht zu einem agambenschen Souverän entwickelt hat, der in der Lage ist, über den Ausnahmezustand zu entscheiden und die Grenzen der verfassungsmäßigen Ordnung nach eigenem Ermessen festzulegen. Die Untersuchung stützt sich auf die Begriffe des Homo Sacer, des Bando und des nackten Lebens, um die Dynamik der Machtausübung durch das Gericht zu analysieren.

Die Analyse zeigt, dass der STF eine dezentralisierte Souveränität ausübt, bei der einzelne Minister als autonome Entscheidungsträger agieren und dabei die Grenzen ihrer verfassungsmäßigen Zuständigkeit überschreiten. Dieses Phänomen, das als Ministrocracia bezeichnet wird, steht in engem Zusammenhang mit der von Agamben beschriebenen Logik der Souveränität, bei der der Souverän zugleich innerhalb und außerhalb der Rechtsordnung steht. Die Arbeit untersucht ferner das Konzept der symbolischen Konstitutionalisierung und dessen Bedeutung für das Verständnis der brasilianischen Verfassungswirklichkeit.

Abschließend wird argumentiert, dass die Juristocracia des STF eine Form des institutionellen Ausnahmezustands darstellt, in der das Gericht die demokratische Gewaltenteilung untergräbt und sich als oberste politische Instanz etabliert. Die Studie kommt zu dem Ergebnis, dass die agambensche Theorie ein wertvolles analytisches Instrument bietet, um die gegenwärtige Verfassungskrise Brasiliens und die Rolle des STF darin kritisch zu beleuchten und die Gefahren einer unkontrollierten richterlichen Souveränität aufzuzeigen.

Schlüsselwörter: Ausnahmezustand; Souveränität; Nacktes Leben; Giorgio Agamben; Homo Sacer; Bando; STF; Juristocracia; Ministrocracia; Dezentralisierte Souveränität; Symbolische Konstitutionalisierung; Agambenscher Souverän.


Der STF im Lichte der agambenschen Theorie - PDF (14 downloads )

The Criminal Law of the Enemy in the Federal Supreme Court: a critical analysis of the contemporary practice of the Brazilian Supreme Court – Murillo Gutier

The Criminal Law of the Enemy in the Federal Supreme Court

A critical analysis of the contemporary practice of the Brazilian Supreme Court

Prof. Murillo Gutier
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Abstract

This article examines the contemporary practice of the Brazilian Federal Supreme Court (STF) through three theoretical perspectives: Günther Jakobs‘s Criminal Law of the Enemy (Feindstrafrecht), Eugenio Raúl Zaffaroni‘s critical analysis of the structural selectivity of the criminal system, and the historical-comparative examination of Nazi criminal law doctrine. Part I establishes the methodological standpoint: an exercise in constitutional vigilance that constitutes neither institutional hostility toward the STF nor a defense of coup-mongering, but rather seeks to name the dogmatic mobilizations of punitive power.

Parts II through V develop the three analytical perspectives: Jakobs’s conceptual architecture of the Feindstrafrecht with its three structural pillars (anticipation of punishability, disproportionality of penalties, procedural flexibilization), the Zaffaronian critique of the enemy as an absolutist remnant and the thesis of structural selectivity from In Search of Lost Penalties, and the Nazi legacy of dogmatic structures — Volksgemeinschaft, Willensstrafrecht, gesundes Volksempfinden, Tätertyp, Volksgerichtshof, and Unternehmen — that persist in attenuated forms.

Part VI applies the three perspectives to the relevant STF precedents (Inquiry No. 4,781, ADPF 572, AP 1060, AP 2508, AP 2668), identifies seven structural homologies with Nazi criminal law, and draws the essential distinction: it is a difference of degree, not one of structure. Part VII answers the three central questions: the STF has partially adopted the Jakobsian model, fully reproduced Zaffaroni’s selectivity model, and mobilized Nazi dogmatic structures without sharing their axiological content. The conclusion is an exercise in strict constitutional vigilance in the Zaffaronian sense.

Keywords: Criminal Law of the Enemy; Criminal Law of the Citizen; Günther Jakobs; Eugenio Raúl Zaffaroni; Structural Selectivity; STF; Cognitive Guarantee; Volksgemeinschaft; Willensstrafrecht; Tätertyp; Police State; Nazi Criminal Law Doctrine; Defensive Democracy.


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