Diritto Costituzionale: Il Protettore in Toga – Una riflessione simbolica sul potere senza freni – Murillo Gutier

IL PROTETTORE IN TOGA

Una riflessione simbolica sul potere senza freni nella democrazia costituzionale

Prof. Murillo Gutier
E-mail: murillo@gutier.adv.br


Riassunto

Il ProtettoreHomelander, nell’originale inglese — è l’antagonista centrale della serie The Boys, prodotta da Amazon Prime Video. Interpretato dall’attore neozelandese Antony Starr, occupa la posizione di leader dei «Sette», la squadra principale di supereroi gestita dalla corporation Vought International. La sua rilevanza narrativa trascende la funzione di semplice antagonista: egli opera come dispositivo critico, specchio deformante che restituisce alla società contemporanea un’immagine scomoda dei suoi propri meccanismi di adorazione del potere.

La figura dell’Homelander non è nata da processi naturali né da un eroismo conquistato per merito; è stata fabbricata in laboratorio mediante il «Composto V». Si presenta come versione oscura e pervertita degli archetipi eroici classici — in particolare di Superman —, dotato di superforza smisurata, capacità di volo, visione termica e udito straordinariamente affinato. Il contrasto tra la facciata pubblica di eroe carismatico e la struttura psichica profondamente narcisista, emotivamente instabile e incline alla violenza estrema costituisce l’asse drammatico del personaggio.

Questa figura letteraria funziona come metafora scomoda di certe posture osservabili nello scenario istituzionale contemporaneo. In qualsiasi assetto democratico autentico, nessun pubblico funzionario è autorizzato a convertire l’emblema della propria carica in strumento di protezione personale. Quando colui che dovrebbe giudicare comincia simultaneamente a indagare, formulare accuse, condurre i procedimenti, deliberare, censurare manifestazioni di pensiero e applicare sanzioni, la linea che separa l’esercizio giurisdizionale dall’esercizio del potere personale comincia pericolosamente a sfumare.

La democrazia costituzionale non tollera di essere preservata mediante strumenti che la sfigurano nella sua essenza. Lo Stato di diritto non concede licenza a «salvatori provvidenziali», né riconosce la figura del «redentore istituzionale». Quando un magistrato si comporta come se fosse l’ultimo baluardo della civiltà contro gli altri Poteri costituiti, contro la stampa libera, contro il Parlamento legittimamente eletto, egli abbandona il ruolo di giudice costituzionale e occupa simbolicamente il posto del Protettore.

La forza rivelatrice della metafora risiede nel denudare il paradosso fondamentale del potere privo di freni istituzionali: quanto più veementemente qualcuno sostiene di agire in nome della democrazia, tanto più minaccioso diventa nel dispensarsi dai riti procedurali, dai limiti sostanziali, dai meccanismi di controllo e dall’impersonalità che costituiscono le condizioni stesse di possibilità del regime democratico. Il Protettore in toga non ha bisogno di proclamarsi autoritario; gli basta agire come se le sue decisioni individuali fossero la Costituzione stessa tradotta in atto.

Nelle democrazie giunte a maturità, le istituzioni solide non poggiano sulle spalle di uomini ritenuti provvidenziali. Si appoggiano su competenze delimitate, sul giusto processo, sulla collegialità decisionale, sulla motivazione razionale e controllabile, sulla separazione dei Poteri e sulla disciplina permanente dell’autocontenimento giudiziario. Il rischio più sottile di questa configurazione non risiede in rotture spettacolari, ma nella corrosione progressiva dei presupposti che rendono legittima la giurisdizione costituzionale: un’erosione silenziosa del patto democratico.

Prima dell’autocontenimento giuridico esiste un presupposto psichico ancora più fondamentale: l’autocontenimento egoico. Si tratta della capacità interiore, anteriore alla norma, del soggetto di riconoscere che egli non è la misura del giusto, che la sua percezione personale non costituisce parametro normativo. Quando questo freno interiore si spezza, si instaura il solipsismo morale: il giudicante opera come se la propria coscienza fosse l’unica fonte legittima di giuridicità. Da qui deriva il conseguenzialismo selettivo, la hybris costituzionale e il cinismo retorico che accompagna il salvazionismo istituzionale.

Il giudice costituzionale veramente democratico è colui che preferisce essere dimenticato dalla storia piuttosto che ricordato per l’ipertrofia del proprio ego. Il rimedio costituzionale non consiste nel sostituire il Protettore in toga con un altro eroe, bensì nel restaurare l’impersonalità, la collegialità, i freni istituzionali e, soprattutto, l’umiltà epistemica che rendono superfluo qualsiasi salvatore e, finalmente, contenuto qualsiasi ego.

Parole chiave: Protettore in toga; Homelander; The Boys; autocontenimento egoico; solipsismo morale; hybris costituzionale; conseguenzialismo selettivo; salvazionismo istituzionale; collegialità decisionale; impersonalità; democrazia costituzionale; erosione silenziosa; cinismo retorico; umiltà epistemica.

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